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mercoledì 28 giugno 2017

I COLORI DEL BRASILE NELLE NUOVE TELE DI MENELAW SETE

I PRODOTTI UNICI DEL DESIGN ITALIANO. PER SORPRENDERVI, SEMPRe come con le opere dell'artista brasiliano.

Menelaw Sete, nome d’arte di Jorge do Nascimento Ramos, ha la straordinaria capacità di sorprenderci sempre. Ci sorprende con i suoi quadri dipinti da mano sapiente, veloce, scoprendoci e lasciandoci scoprire la sua attitudine a mostrare le cose, le persone, i colori, le scene e la vita della sua città: Bahia.
Bahia è una città speciale, unica, sorprendente come la pittura di Menelaw Sete. Ed è proprio in questo cuore pulsante della città, pulsante di musica e di immagini, pulsante di capoeira e candomblè, dove vestite di bianco le donne nere friggono l’acarajé nell’olio dendé, proprio in questo cuore si trova lo studio di Menelaw Sete, che da questo cuore trae tutta la sua energia pittorica e attiva l’immaginario collettivo della vita di questa città.





Menelaw Sete fa vivere alla sua pittura una speciale condizione, quella di una speciale visione del mondo, direi percettivamente felice, meglio vitalmente amorosa. Dipinge allora la vita del suo popolo in termini felici come del resto è. E lo fa con gesti ampi, veloci, forti e decisi e con una ricchezza di vocabolario che coniuga tutti i temi dell’amore: la famiglia, i bambini, le feste, la musica e i musicanti, il sesso, le donne, la maternità, gli abbracci e i baci… è l’amore per la vita ad essere al centro della sua pittura. Un amore dipinto con naturale scioltezza e sapiente capacità, dove la resa pittorica è sorpresa e meraviglia allo stesso tempo.





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I COLORI DEL BRASILE NELLE TELE DI ALEMAO, IN OSSOLA


ALEMAO


L’opera del pittore brasiliano è composta da una serie di tele di medie e grandi dimensioni, dipinte con colori acrilici e con colpi di bombolette spray, il cui motivo costante riprodotto in tutti i quadri è la bicicletta, ma variano i personaggi che la pedalano: uomini, donne, anziani e anche animali, contornati, in un caleidoscopio di vivaci ed energici colori, da pupazzetti, palloncini, strumenti musicali e altri oggetti bizzarri.







Una ricerca, questa di Alemao, supportata da una tecnica pregevole, tra un surrealismo magico e una ludica suggestione nell’afflato incantato dell’infanzia. Segni, immagini, esuberanza cromatica – che probabilmente l’autore si porta dietro dalla sua giovanile esperienza di graffitaro – sembrano svelarci una rappresentazione gioiosa e visionaria della vita, come potrebbe accadere in un ipotetico circo onirico che ci mostra una realtà gioconda, ma lontana dall’essere raggiunta. In questo territorio fiabesco, c’è un universo stravagante di personaggi, avvolti in vere e proprie orde di indumenti vuoti di corpo, dimezzati o ridotti a sparpagliate marionette senza fili. Questi fantocci privi di volti e di conseguenza di idee, per come il pittore li trasfigura e ce li porge, prendono forma sulle tele in arguti e vivaci racconti.







Una ricerca, questa di Alemao, supportata da una tecnica pregevole, tra un surrealismo magico e una ludica suggestione nell’afflato incantato dell’infanzia. Segni, immagini, esuberanza cromatica – che probabilmente l’autore si porta dietro dalla sua giovanile esperienza di graffitaro – sembrano svelarci una rappresentazione gioiosa e visionaria della vita, come potrebbe accadere in un ipotetico circo onirico che ci mostra una realtà gioconda, ma lontana dall’essere raggiunta. In questo territorio fiabesco, c’è un universo stravagante di personaggi, avvolti in vere e proprie orde di indumenti vuoti di corpo, dimezzati o ridotti a sparpagliate marionette senza fili. Questi fantocci privi di volti e di conseguenza di idee, per come il pittore li trasfigura e ce li porge, prendono forma sulle tele in arguti e vivaci racconti. (estratto dalla recensione di antonio davossa)
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